Cantine Aperte 2017

Le mie Cantine Aperte 2017: si può fare di più…!

Una qualsiasi manifestazione rappresenta essenzialmente un valore economico per il territorio che la ospita. Ma dovrebbe essere anche occasione di educazione verso stili di vita migliori e sostenibili; un momento di crescita per il benessere del territorio anche ambientale, sociale e culturale. Vediamo com’è andata l’organizzazione di Cantine Aperte 2017.

Da 25 anni a questa parte per molti appassionati di vino (e non solo) è oramai consuetudine trascorrere l’ultimo fine settimana di maggio all’insegna di Cantine Aperte, l’appuntamento organizzato dal Movimento Turismo del Vino e considerato l’evento enoturistico più importante in Italia.

Per chi ancora non conoscesse l’iniziativa, la formula è semplice: le cantine (oltre 1000, dalle Alpi all’Etna) aprono le loro porte al pubblico, favorendo un contatto diretto tra appassionati e produttori di vino; nel tempo è diventato una vera e propria filosofia di viaggio alla scoperta dei territori e occasione per fare un’esperienza diversa dal comune.

Oltre alla possibilità di assaggiare i vini e di acquistarli direttamente in azienda, è possibile visitare le cantine e scoprire dalla voce diretta dei protagonisti i processi della vinificazione, dell’affinamento o dell’invecchiamento. Il successo crescente ed una maggiore consapevolezza dai produttori ha incoraggiato ad aprirsi sempre più al pubblico, dimostrando capacità di accoglienza sorprendenti.

Spazio, dunque, alla creatività e alla cooperazione pur di arricchire le visite: dalle tavolate coordinate dalle proloco, alla musica dal vivo; dalle esposizioni artistiche ai giochi esperienziali, dai ai percorsi in bicicletta a quelli in calesse la parola d’ordine è una sola: movimentare il territorio e renderlo sempre più attraente. Ogni azienda ha presentato il suo più o meno ricco programma delle giornate.

Nelle precedenti tre edizioni ero andata alla scoperta dei vini Valdostani; quest’anno è stata la volta della mia regione, il Piemonte, che per la sua naturale costituzione è una regione particolarmente vocata alla viticoltura.

I vini piemontesi, infatti, sono tra i più noti e pregiati al mondo; nelle zone collinari si hanno rese a favore della qualità rispetto la quantità. La produzione dei vini piemontesi è classificata in base alle zone geografiche in cui i vigneti sono coltivati: Colline Novaresi, Canavese, Langhe, Monferrato e Roero. Le ultime tre, anche per la loro forte connotazione storica, culturale e paesaggistica sono state recentemente riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

 

Sotto un sole un po’ troppo cocente e non propriamente primaverile, ho viaggiato attraverso LangheMonferrato Astigiano, quest’ultima tra le più note regioni vitivinicole italiane nel mondo, soprattutto per quel che riguarda gli spumanti e i vini rossi (DOC e DOCG), come i celebri Barbera d’AstiBarbera del Monferrato, Grignolino, Dolcetto d’Acqui, Dolcetto d’Ovada, Freisa.

Ed è qui che, tra le 45 presenti in tutto il Piemonte, ho scelto le quattro aziende da inserire nel carnet di domenica scorsaTerre Astesane, Vinghio, Carussin, Francone. Senza dilungarmi in una descrizione di ciascuna visita, quella che segue è la mia personale e complessiva valutazione delle aziende integrate nel contesto della manifestazione, con gli occhi un po’ della “turista” un po’ della “professionista”.

Ricordo, infatti, che lo scopo dei miei articoli è da una parte sensibilizzare le persone a fare scelte sempre più consapevoli, cercando di guardare oltre i soliti aspetti “folcloristici”; dall’altra aiutare produttori ed organizzatori ad essere più responsabili nei confronti del loro territorio.

Sei un organizzatore di eventi? ti occupi di incoming? hai un’associazione culturale o di promozione turistica? sei un produttore lungimirante e innovativo? Contattami e vediamo insieme come trasformare i punti di debolezza in punti di forza in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio.

LEGAME CON IL TERRITORIO

Terre Astesane e Francone sono state le due che meglio hanno saputo raccontare il legame con le proprie origini e la gioia di essere parte di un territorio; hanno saputo dimostrare il valore di chi è orgoglioso del proprio passato, della propria storia e cultura locale. Nella prima, Terre Astesane, è stata allestita una piccola ma accurata rievocazione degli antichi mestieri, oltre all’esposizione di artisti e produttori locali. Una davvero bella dimostrazione di saper fare rete sul territorio, di saper creare sinergie locali promuovendo lo sviluppo economico e culturale. Presso Francone, invece, ho incontrato una preparatissima ragazza che ci ha guidato nelle cantine storiche, ha raccontato magnificamente le origini della famiglia (anche se troppo velocemente per le mie orecchie) ed ha evidenziato le caratteristiche dei vigneti oltre a quelle organolettiche proprie dei loro vini.

 

 

INNOVAZIONE

Ad essere sincera, non ho riscontrato nuove idee, poco o nullo l’uso della tecnologia, e tanto meno la volontà di migliorare continuamente. Solo casualmente ho trovato un questionario di valutazione sul sito Movimento del Turismo del vino, in qualità di organizzatore. Nessuna delle aziende visitate che ne abbia incentivato la compilazione o che abbia provveduto in modo autonomo per avere una propria valutazione.
Lo stesso dicasi per la raccolta di dati sui turisti: eccezion fatta per Francone – che almeno ha realizzato una cartolina per raccogliere gli indirizzi mail e, contestualmente, promuovere i loro profili social su Facebook e Instagram – nessun altra che abbia provveduto ad approfondire la conoscenza dei visitatori per intercettarli successivamente e fidelizzarli.

COMPETITIVITÀ E CORRETTEZZA

È l’aspetto che osservo per capire la voglia di competere in modo corretto, lavorando per una sostenibilità economica; aspetto che contribuisce ad un successo duraturo nel tempo. Lo percepisco dalla comunicazione che viene fatta, da come questa viene condotta da parte delle imprese, e dalla qualità organizzativa. Più si comunica in modo trasparente, costante e approfondito, più c’è il desiderio e l’impegno di aumentare il valore aggiunto. Valore che non sempre – paradossalmente – coincide con un aspetto prettamente economico.

In generale tutte le quattro aziende, con le loro risorse umane coinvolte in questa manifestazione, hanno dimostrato di saper lavorare in squadra, in un buon ambiente organizzativo e con buon spirito di collaborazione, in grado di stabilire rapporti di reciproco beneficio. Nel corso della visita alle cantine si sono dimostrati tutti piuttosto disponibili, compatibilmente con l’elevato numero dei visitatori; ho inoltre apprezzato la visibile manutenzione delle attrezzature, degli impianti e delle aree di lavoro in condizioni tali da prevenire guasti e inefficienze.
Il tutto, quindi, mi ha confermato che i loro listini di vendita sono adeguati per un corretto rapporto qualità/prezzo.

 

ECOSOSTENIBILITÀ

C’è ancora molto da fare, molto da lavorare soprattutto per quanto riguarda l’educazione dei cittadini, in generale. Queste manifestazioni che muovono un numero consistente di persone contemporaneamente, da occasioni per fare “educazione ambientale” si trasformano invece in situazioni ad elevato impatto ambientale.

Eccezion fatta per Carussin, che ha provveduto dal principio alla fine all’utilizzo di vettovaglie eco-compatibili, nelle altre aziende ho riscontrato ancora un uso e abuso di vettovaglie in plastica non sempre riciclabili. Così come ho visto pochi contenitori per la raccolta differenziata e, se presenti, non erano ben segnalati. La fotografia scattata presso Cantine Vinghio la dice lunga su lavoro che ancora c’è da fare. Nella zona specifica non mi sembra aver letto di servizi navetta o incentivi per il carsharing o l’utilizzo di mezzi più sostenibili come le biciclette.

In alcuni casi, infine, posso tranquillamente parlare di inquinamento acustico (ahimè ancora troppo poco conosciuto) dovuto ad impianti di amplificazione non ben tarati.

 

TUTELA DELLE PERSONE

E, dopo tutto, non scordiamo i visitatori e di come sono state prese in considerazione le loro necessità. Come sempre, il più delle volte il vino – soprattutto in Piemonte – fa coppia con formaggi e salumi.

Tipico esempio di "Merenda sinoira"
Tipico esempio di “Merenda Sinoira”

Motivo per cui tra i vari assaggini non sono state proposte scelte “vegetariane/vegane” o semplicemente alternative. Eppure la nostra cucina piemontese vanta anche prelibatezze con le verdure, ad iniziare dalla giardiniera, per parlare di stuzzichini.

Sicuramente non è stata una manifestazione propriamente adatta a persone con disabilità motoria e/o sensoriale: il semplice fatto di dover scendere le scale per andare nelle cantine rappresenta una limitazione per queste persone. Non sempre, però, è possibile tecnicamente porre rimedio per situazioni di breve durata; lo stesso dicasi per disabilità sensoriali come la cecità o la sordità.

Penalizzate, quindi, anche le persone di età avanzata. Di contro, invece, in tutte le aziende, si è data molta importanza ed attenzione alle famiglie e ai più piccoli.

Conclusioni.

Dalle prime edizioni di Cantine Aperte ad oggi di strada ne è stata fatta davvero molta. Ora serve però “innovare” un po’ la formula, migliorandola dal punto di vista della sostenibilità e opportunità di educazione sostenibile, a maggior ragione in vista dei Global Goals.

Se anche tu hai partecipato quest’anno a Cantine Aperte, mi piacerebbe raccogliere le tue impressioni: lasciami un commento, sarà un piacere confrontarsi.

I criteri di valutazione

La pratica del consumo critico consiste soprattutto nell’abitudine di porsi delle domande prima di scegliere un prodotto o, come in questo caso, di vivere più responsabilmente una manifestazione o un luogo.

Per le mie valutazioni mi avvalgo dei 38 criteri del metodo LICET®

Sei un organizzatore di eventi? ti occupi di incoming? hai un’associazione culturale o di promozione turistica? sei un produttore lungimirante e innovativo? Contattami e vediamo insieme come trasformare i punti di debolezza in punti di forza in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio.

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3 pensieri su “Le mie Cantine Aperte 2017: si può fare di più…!

  1. Wow!!! Questa sì che è un analisi dettagliata che tiene conto di tante cose! Anche io vivo in una zona dove si produce vino, il vermentino dei colli di luni, in Liguria e ci sono un paio di aziende di tutto rispetto, ma non ho mai partecipato a cantine aperte perché mio marito non solo non beve vino, ma ne schifa anche l’odore! Io mi chiedo come si fa… 😂

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    1. Grazie Ladiesarebaking per il tuo gentile e bel commento! Come si suol dire, mai dire mai! Proprio a questa edizione ho partecipato in compagnia di un amico di famiglia che è sempre stato astemio, fino a quando un bel giorno si è svegliato evidentemente con gusti differenti. Ora non solo gli piace il vino, ma anche è diventato “assaggiatore esperto”.
      Se mi vuoi scrivere le cantine liguri di Vermentino, potranno essere le mie prossime mete.

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      1. Hahahaha no non credo proprio che mio marito possa cominciare a bere vino! Non è astemio ma birra e vino non gli si devono avvicinare! Non mi passa nemmeno la bottiglia di vino a tavola per intenderci 😂! Qui in zona c’è l’azienda di Paolo Bosoni ‘Ca Lunae

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